Quando il nemico ti governa. Negli USA una scelta politica che può mettere a repentaglio i progressi dell’umanità.

Probabilmente non succederà nulla, almeno lo speriamo, però questo è un caso interessante, in merito alla inadeguatezza – potenziale, in questo caso specifico – di governanti e politici che per propaganda miope, sono disposti a prendere una decisione che può mettere a rischio il progresso scientifico di tutti.
In Italia capita sistematicamente da decenni, negli USA meno, ma adesso non scherzano anche loro. Poi con Trump l’accelerazione è stata repentina. Entrando nel dettaglio, mi riferisco alla decisione del presidente, presa a metà aprile 2017, di restringere il programma dei visti, contraddistinto dalla sigla “H-1B”. Con il conseguente e giustificatissimo grido d’allarme di tutto il settore accademico americano concentrato nella ricerca in ambito STEM – acronimo che sta per Science, Technology, Engineering e Mathematics, dislocato soprattutto tra Silicon Valley e l’area di Boston, le più vocate all’innovazione dell’intero pianeta – che dipende fortemente da un’offerta internazionale di manodopera altamente qualificata.
Da un lato, i visti H-1B – programma che consente agli stranieri altamente qualificati di lavorare temporaneamente negli Stati Uniti – vietano ai datori di lavoro di favorire gli stranieri sugli americani, ma, in qualche caso, hanno sicuramente permesso all’industria privata, soprattutto dell’ambito tecnologico e magari con proprietà estera, di formare importanti competenze straniere che poi sono tornate nella loro patria d’origine. Su questo aspetto depauperante, il presidente Trump, insieme a una rappresentanza politica corposa e bipartisan, ha giocato la sua carta populista per la restrizione del programma dei visti. Per una decisione che però, in potenza, può danneggiare la ricerca scientifica accademica americana, ovvero la più importante al mondo, che da tempo è fondata su una rete internazionale da cui provengono gli scienziati di maggior successo e di talento.
Non stiamo parlando soltanto del bene degli USA. Difatti questa offerta globale di talenti, non limitata dai confini nazionali, è fondamentale per la capacità della specie umana di evolversi. Ora, da un lato, il governo limita il numero di nuovi visti H-1B a 85mila all’anno per il settore privato, mentre, dall’altro lato, la quota concessa agli istituti accademici di ricerca e a quelli non profit è attualmente senza restrizioni, però non è chiaro se la riforma modifica o elimina questa protezione per le università.
Ciò, in potenza, potrebbe avere effetti devastanti. Perché il 76% dei brevetti prodotti dalle dieci più importanti università americane – che tolta qualche rara eccezione extra-USA, rappresentano anche più o meno la top ten mondiale, quantomeno in ambito STEM – contano tra la lista dei loro creatori almeno un inventore straniero.
E il 99% di questi brevetti sono connessi ai settori STEM. Parliamo quindi anche di progressi sostanziali della medicina, non solo dell’altrettanto fondamentale tecnologia nel suo complesso.
Nella sfera dell’innovazione scientifica, la massa critica che comprende team di professionisti di talento in arrivo da tutto il mondo, insieme a eco-sistemi unici composti da finanziatori concentrati nell’area e network di competenze che si mischiano, ha per l’appunto generato realtà accademiche – mescolate alle industrie più evolute – che tutto il mondo invidia agli USA, come la Silicon Valley e il distretto biotecnologico di Boston.
Queste eccellenze mondiali però non sono garantite a tempo indeterminato. Senza un continuo flusso di talenti globali potrebbero perdere la spinta vitale come incubatori di innovazione, rendendo più poveri, tecnologicamente parlando (ripeto, includendo la medicina e la relativa ricerca su tumori, Alzhaimer, eccetera), sia gli USA che il mondo intero. E magari queste restrizioni potrebbero favorire la migrazione di questi scienziati di talento verso le università cinesi, con un’etica governativa ben peggiore della peggiore etica americana, che non ci lascerebbe grande tranquillità.
 
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