Datemi un sociologo e vi darò una commedia (Parte I)

di Ciro Balestrieri
Parafrasando lo scrittore americano Fitzgerald che diceva “datemi un eroe e vi darò una tragedia” valutiamo il pensiero (se così si può definire) di Domenico De Masi, uno dei sociologi più importanti e famosi d’Italia (eh sì, proprio così) che negli ultimi anni è diventato una sorta di guru  per i suoi seguaci “dell’apocalisse tecnologica” che secondo lui porterebbe gli esseri umani ad uno stato di quasi totale disoccupazione. Il tema in questione quindi è come cambierà il mondo del lavoro in futuro considerando l’avvento dei nuovi strumenti tecnologici. La presentazione del suo lavoro è andata in scena in quello che è considerato il “salotto buono” italiano, Otto e Mezzo (da qui si capisce come è messa male la nostra nazione) il 18 Marzo 2017, dove è andato a discutere del suo libro “lavorare gratis, lavorare tutti”. La tesi portante del ragionamento del professore emerito è che se chi tuttora ha un lavoro riducesse il suo numero di ore lavorate alla settimana di un certo quantitativo, si darebbe a tutti la possibilità di lavorare e non avremmo più disoccupati. Pur quanto possa sembrare una bella ed accattivante idea ai più, analizziamo alcune delle sue affermazioni durante la trasmissione per capire quanto sia folle e ridicola tale teoria.
La proposta del professore per risolvere la crisi dell’occupazione viene esposta proprio all’inizio della puntata: “l’unico modo è fare una piattaforma (come Uber, B&B) dove i disoccupati si mettano sul mercato gratuito in modo da essere chiamati al posto degli occupati, questa prima o poi sfonda l’attuale tipo di mercato del lavoro e costringe i lavoratori occupati a venire a patto con i lavoratori non occupati. Altra possibilità incruenta e indolore non ne vedo”. Già qui si capisce come il sociologo non ha ben chiaro di cosa stia parlando, difatti quale sarebbe questo “mercato gratuito”? Poi, cosa significa “sfondare” l’attuale mercato del lavoro? Inoltre, perché gli occupati dovrebbero venire a patti con i disoccupati, che centrano? Il problema sono gli occupati adesso? E non si comprende perché debba essere l’unica soluzione possibile. Per di più, in nazioni più ricche di noi come gli USA, lavorare gratis non è concepibile; massì, cosa vuoi che ne capiscano loro avendo appena trecento anni di storia e fino all’altro giorno avevano lo schiavismo? Non è come da noi che lo schiavismo non c’è più dal ‘700 o giù di lì, si vabbè a parte i migliaia di africani che ogni estate sono soggetti a caporalato, ma cosa importa. E guarda caso loro lavorano praticamente gratis prendendo 25 euro al giorno per 16 ore senza nemmeno il pranzo pagato, ecco un bell’esempio di sfondare l’attuale tipo di mercato del lavoro. Per di più, non dare lo stipendio ad un lavoratore nella cultura di oggi equivale a togliergli la dignità, il professore non se ne è mai accorto in tutti questi anni di lavoro, se così si può definire?
Un’altra affermazione di De Masi è la seguente: “le nuove tecnologie, soprattutto l’intelligenza artificiale distrugge più posti di lavoro di quanto ne crei e questo perfino gli economisti sono d’accordo e cominciano a capirlo e il 48% degli economisti americani ormai è d’accordo su questo, prima erano molto di meno”. Innanzitutto il professore come fa a sapere che le nuove tecnologie distruggeranno più posti di lavoro di quanti ne creeranno, chi glielo dice? Inoltre, che il 48% degli economisti americani siano d’accordo con De Masi non significa che tale previsione sia corretta, perché 1) bisogna vedere cosa intendono queste persone, magari a breve termine potrebbe esserci un qualche problema di occupazione ma non a lungo; 2) il 48% non è nemmeno la maggioranza; 3) anche se fosse il 100% non vorrebbe dire che abbia ragione, perché  non esistono teorie scientifico/economiche capaci di prevedere se una data tecnologia possa diminuire o aumentare il numero dei posti di lavoro; 4) anche in America hanno “economisti” alla Bagnai, Borghi e Sapelli, purtroppo; 5) non ci sono solo gli economisti a dire la propria sull’argomento, ma anche ricercatori, ingegneri, imprenditori etc… Ogni rivoluzione industriale ha portato ad un incremento ab-enorme dei posti di lavoro, quindi dal punto di vista storico non ha senso affermare una cosa del genere (limitiamoci a dire che non ha senso, se no…). Se le nuove tecnologie aumenteranno o diminuiranno il numero di posti di lavoro è oggetto di dibattito da parte di specialisti di moltissimi settori, perciò dire che l’intelligenza artificiale distrugge più posti di lavoro di quanto ne crei è una pura opinione personale che sarebbe meglio rimanesse tale. Per fare un esempio concreto, quanti uomini ha sostituito l’avvento del trattore e della mietitrebbia? Un singolo mezzo del genere ha sostituito decine se non centinaia di lavoratori, eppure il numero di occupati aumentò, ed anche alla grande. Per quale motivo? Perché i lavoratori precedentemente impiegati nei campi passarono nelle industrie manifatturiere a lavorare nella creazione delle macchine agricole, chi nell’industria metallurgica per la lavorazione delle lamiere, chi nell’industria meccanica nella costruzione dei vari componenti come il motore (composto da decine di altri componenti), chi nel settore della gomma per la produzione dei pneumatici, chi nell’industria dei carburanti e così via passando per altri settori come quello della ristorazione ed il resto dei servizi. Quindi, chi ci dice quanti posti di lavoro può creare una disciplina come la robotica? Il numero di componenti e di conoscenze scientifiche/tecnologiche è molto più elevato di quello dell’intero settore automobilistico, perciò richiederà una enorme mole di persone altamente formata. Ma dire oggi quale sarà il numero di lavoratori in quel campo è del tutto impossibile, come lo era agli inizi del ‘800 se si chiedeva la stessa cosa agli economisti di quel periodo riguardo le macchine agricole.
La seconda Parte Martedì 3 luglio

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