I Timori di Wall Street per il 2019

L’intervista di Carla Signorile per Linea Mercati Class CNBC​

Stati Uniti, c’e davvero paura di una recessione nel 2019?
– No assolutamente no, potrebbe esserci un rallentamento della crescita, ma non una recessione. Fra l’altro l’indice di fiducia dei consumatori al dettaglio sono alle stelle, al consumatore non gliene importa niente della geopolitica continuano a comprare, hanno soldi in tasca.
E allora cosa teme Wall Street?
– Beh primo ci sono le incertezze, il consumatore non avverte queste incertezze, ma magari gli investitori si, perchè guardano un pochino più in là, poi lei potrebbe benissimo avere una crescita economica accompagnata da una contrazione dei profitti che fa scendere i prezzi delle azioni, gli investitori sono preoccupati dalla minore liquidità, ossia della Fed che rientra dalla spinta del quantitative easing, sono preoccupati dall’aumento dei tassi della Fed che, comunque, aumentando il costo del debito comprime il profitto, sono preoccupati della guerra dei dazi con la Cina; ci sono tutta una serie di elementi là fuori che fanno pensare che i profitti non potrebbero crescere come sono cresciuti negli anni passati e quindi comprimersi e questo porta ad un maggiore pessimismo da parte degli investitori, ma bisogna scindere crescita economica da andamento borsistico.
Allora ha ragione Trump a dire che il problema dell’economia americana e Jerome Powell?
– Non proprio. Si certo, Powell, non favorisce l’andamento della borsa, e qui arriviamo al dunque: Trump ha basato gran parte della sua campagna elettorale sul fatto che la borsa con lui in questi due anni sia andata benissimo, e adesso, Trump, ha capito che se vuole essere rieletto fra due anni deve assolutamente tenere la sua base ferma a lui, quella base del 30/35%, quindi in questo momento fa di tutto per consolidare questa base e non può permettersi di avere una borsa che cala, e questo mette in fibrillazione chi fa presagire una situazione pre grande financial-crisis, cosa che non esiste, non è che ci sono bolle straordinarie all’economia americana, però son tutti impanicati per via di questa borsa bassa.
Lei dice che non ci sono bolle, nemmeno nel settore social media?
– Guardi se cè una bolla, poi arrivo ai social media, è nel commercial lending, nelle imprese americane che si sono indebitate per comprare azioni proprie e poi si sono sbilanciate, per quanto riguarda il social media cè tutto un odia per Facebook e Mark Zuckemberg, per la questione della privacy dei suoi utenti, è un momento di grandissima disaffezione nei confronti dei social network, l’America si domanda siano una bella cosa, danno via i dati si prestano a interferenze politiche di paesi stranieri e incitano l’odio, diciamo che adesso prevale l’idea di regolare i social. Facebook ha perso una fortuna, conosco gente che ha dato ordine al proprio broker togliere Facebook indipendentemente dall’andamento, ma per rabbia e perchè non vuole averci niente a che fare.
Torniamo sulla Cina, a gennaio inizia la tregua armata ma la guerra commerciale cova eccome sotto la cenere; poi non se ne sta più parlando di Lady Huawei che è stata liberata su cauzione, ma la tensione è ancora altissima
– Guardi bisogna separare, Lady Huawei appartiene al filone della guerra tecnologica, invece i dazi appartengono alla guerra commerciale. La guerra tecnologica va avanti, è gestita dal Ministero dell Giustizia e non la ferma nessuno, nemmeno Trump, poi cè la guerra militare e la guerra politica; sulla guerra commerciale Trump ha un bisogno disperato di fare un accordo, riprendendo quello che ho detto prima che deve tenere la sua base, il problema che lui non può permettersi di andare alle elezioni avendo contro gli agricoltori, per cui, la mia preoccupazione, e credo proprio che andrà a finire così, è che lui voglia fare un accordo a tutti i costi, l’America e la Cina faranno un accordo dal quale gli americani non otterranno gran che, sarà un brutto accordo, ma Trump farà credere a tutti che sarà l’accordo del secolo, ma a quel 30/35% di gente che crede solo a quello che dice lui andrà benissimo. Io temo che vada a finire cosi.
Un po’ come il Nafta che era stato sostituito, poi dal Messico continuano ad arrivare migranti, del muro non si vedono i soldi per il finanziamento..
– Il muro è tutto quella linea li, lui è disposto allo shutdown per fare vedere alla sua base che lui vuole fare il muro a tutti i costi, lui deve dimostrare a quella sua base che gli sta attaccata che non la tradisce, se non si presenta con quella base compatta non ha possibilità di rielezione.
Cosa vuole dire in pratica lo shutdown?
– Significa che l’America non si può indebitare oltre, per cui il 25% delle spese federali sono congelate, sono stipendi per circa 2milione di persone: impiegati federali, vigili del fuoco, militari, che ricevono uno stipendio ridotto, poi quando sarà ripristinata lo riceveranno intero.

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