Con Fuoco e Fiamme. Tutto quello che non ti dicono e devi sapere sul mondo di domani Alberto Forchielli, insieme a Michele Mengoli, ha scritto un saggio dal ritmo rapido, composto da una lunga serie di micro capitoli, che assomiglia alla velocità sincopata del presente e all’approssimarsi parossistico del futuro. Forchielli, che dopo la laurea in economia a Bologna nel 1978 ha conseguito un master ad Harvard nel 1981, ha lavorato negli anni Ottanta nella consulenza internazionale e, negli anni Novanta, ha collaborato in diverse posizioni con il ministero del Bilancio e con il ministero degli Affari esteri e ha operato come segretario generale per le privatizzazioni dell’Iri. Poi è stato senior advisor della Banca Mondiale che lo ha distaccato, nel 2000, alla Banca Europea degli Investimenti. E, dal 2004, ha fondato l’Osservatorio Asia, dando poi vita al Mandarin Capital Management. Tutto questo per sottolineare come, in questo caso, il libro sia frutto di una conoscenza analitica e in presa diretta del profilo del nostro Paese, dei meccanismi della globalizzazione e degli equilibri geopolitici in continua, persistente, rimodulazione. E che questo insieme di tratti, nel libro, emerga più di quanto non faccia lo spirito guascone e irriverente che lo ha trasformato in un opinionista cercato dalle radio, dal web e dalle tv italiane. Il quadro che si compone, per quanto riguarda l’Italia, è segnato da un pessimismo della ragione che è, in qualche minima misura, compensato dall’ottimismo del cuore. Anche perché Forchielli nota alcune asimmetrie positive che contraddicono una lettura solo apocalittica del futuro italiano. Così commenta una notizia uscita a fine gennaio di quest’anno: «Nella competizione mondiale ideata al Mit di Boston, in collaborazione con la Nasa, studenti di tutto il mondo si sfidano nella programmazione robotica per manovrare delle micro sonde in ambiente spaziale, guidandole in una simulazione a bordo della Stazione spaziale internazionale. Su 200 team iscritti, quelli italiani erano 25. E trai 42 team giunti in finale, 11 erano del nostro Paese. Fino al trionfo con il podio tutto azzurro, composto dagli studenti dei licei Avogadro di Vercelli e Cecioni di Livorno e dell’Istituto tecnico Righi di Napoli». Nonostante le asimmetrie positive, dovute più alla sedimentazione di lungo periodo di un sistema culturale e tecnologico che nel Novecento ha avuto una sua centralità nel contesto occidentale, la nostra questione nazionale riguardala capacità del Paese di intercettare le grandi tendenze e di innestarsi sulle nuove dorsali della realtà che hanno costruito il mondo di oggi e che stanno delineando il mondo di domani. Forchielli fa emergere i passaggi mancati, i disallineamenti, i ritardi: l’assenza di una cultura dell’innovazione disruptive, la minore vocazione quantitativa della nostra cultura e della nostra formazione, il provincialismo cognitivo delle nostre élite. E questo – aggiungiamo noi – non solo per la natura gerontocratica di un Paese che vive una profonda torsione demografica. Il metodo è quello di evitare il «Madamina, il catalogo è questo», per citare il Don Giovanni di Mozart. La scelta è, invece, quella di fare emergere tutto ciò nella descrizione, appunto, delle isole e degli isolotti, delle rade e dei canali che formano l’arcipelago del futuro: la nuova geografia delle città globali, la centralità dell’Asia, l’incognita dell’Africa, la crescente marginalizzazione dell’Europa, il potenziale ancora non percepito dell’intelligenza artificiale e i suoi impatti non solo sulla manifattura e sui servizi ma perfino sull’antropologia dell’uomo che verrà, il tema dell’energia. Tutto ciò, appunto, viene fatto da Forchielli in maniera rapida e divertente, ma adoperando dati e attingendo alla sua esperienza di lungo corso. Con un occhio all’Italia e lo sguardo alla realtà internazionale. Con un piede nel passato, un piede nel presente e la mente rivolta al futuro. Scrive Forchielli: «Non sono pessimista. Lo sono solo pensando all’Italia e alla ciurma di bucanieri che la guida, e lo sono anche pensando all’Europa». La piccola vicenda italiana si inserisce nell’attuale passaggio internazionale che, nonostante la crisi psico-politica ed emotivo-sociale della civiltà occidentale, ha numeri sintetici significativi. Basta guardare tre parametri base: sicurezza personale, condizione economica, livello di istruzione. L’edificio del futuro è costruito su fondamenta che storicamente non sono mai state così solide e ben costruite: «La somma di povertà e morti per crimini violenti e malattie non è mai stata tanto bassa in percentuale alla popolazione globale. E, particolare non da poco, l’odierna popolazione della Terra è la più istruita di sempre e Internet e le tecnologie in costante evoluzione lasciano ben sperare che tutto ciò proceda a passo spedito». 

Articolo di Paolo Bricco, pubblicato su Il Sole 24 Ore