Un neo feudalesimo guidato da Ceo con poteri assoluti

Nel nostro commento pubblicato su questo quotidiano il 15 gennaio scorso (leggilo qui) avevamo illustrato come l’agenda politica di Trump sia intrisa di teorie balzane elucubrate da soggetti stravaganti come Nick Land e Curtis Yarvin.

L’ accelerazionismo di Land postula che la democrazia sia un “vicolo cieco evolutivo” che rallenta il progresso tecnologico e ne propugna lo smantellamento in nome dello sviluppo tecno capitalista. Yarvin concepisce l’architettura istituzionale di questo neo-feudalesimo tecnocratico come piccole contee (in competizione tra loro) governate secondo canoni di efficienza aziendale da un Ceo con poteri assoluti, nominato dall’autocrate centrale. Insomma, una moltitudine di Singapore e Dubai sotto l’egida di un Xi Jinping.

Ma nella versione trumpiana l’accelerazionismo si fonde curiosamente con le allegorie de Il Signore degli Anelli. Per Thiel e la sua creatura politica, JD Vance, il fantasy di Tolkien è una mappa morale con cui interpretare la politica americana: una lotta epica tra un popolo virtuoso e poteri oscuri che corrompono le menti.

Nella traduzione Maga tech, gli hobbit diventano i “forgotten people” della Rust Belt e dell’Appalachia, Mordor è il “Cathedral” progressista di media, università, burocrazie federali, Aragorn è il leader salvifico che si riprende il trono dopo il caos democratico, oggi incarnato da Trump o in un futuro presidente Ceo.

Questo immaginario si concretizza nell’esecrazione della democrazia di massa, la nostalgia per una primazia da riconquistare (Make America Great Again), la promessa di una rifondazione radicale guidata da pochi “saggi” dotati di conoscenze superiori. Thiel è il principale ingegnere di questo ponte tra Tolkien e il potere esecutivo americano già nel 2016, quando entra formalmente nel transition team.

Palantir, Anduril, Mithril, Erebor: la costellazione di società che orbitano intorno al suo network adotta nomi tratti dalla saga di Tolkien che evocano visione totale, guerra difensiva, tesori nascosti e fortezze inespugnabili; Palantir diventa uno dei fornitori chiave di infrastrutture di sorveglianza per il governo Usa, dall’immigrazione ai servizi di intelligence.

Nel secondo mandato, Thiel è il garante presso i tycoon tech che l’America trumpiana non scatenerà l’antitrust e il fisco contro di loro. Il patto prevede anche deregulation e contratti pubblici in cambio di appoggio ad un esecutivo intento a smontare la Costituzione materiale. Questo spiega la conversione repentina dei vari Zuckerberg, Bezos e Andriessen dal credo uber-liberal all’America First.

JD Vance è la creatura politica della “scuola Thiel”: Thiello finanzia, gli apre le porte della venture capital, gli affida ruoli nei suoi fondi, investe 15 milioni di dollari – una cifra record – per lanciarlo al Senato dell’Ohio e, infine, lo introduce di persona a Trump, spianandogli la strada fino alla vicepresidenza. Vance ricambia non solo con fedeltà politica, ma con un’adesione simbolica allo stesso canone: dopo Hillbilly Elegy costruisce la propria figura pubblica come conservatore cattolico che trova in Tolkien la fonte del suo “worldview”, al punto da battezzare il proprio fondo Narya Capital con il nome dell’anello affidato a Gandalf “per resistere al male e preservare il mondo dalla decadenza”. Nelle interviste Vance ripete che la lezione di Tolkien è la chiarezza del bene e del male e il primato del coraggio di «vedere la battaglia fino in fondo»: un frame perfetto per saldare il risentimento sociale del Midwest con l’idea di una guerra culturale totale contro le élite liberal e gli apparati dello Stato amministrativo.

Se si spinge il nastro avanti, il paradigma Land/Yarvin fuso con l’immaginario Tolkien evoca gli Elfi, esseri quasi immortali, superiori per capacità e prospettiva rispetto agli uomini mortali: una classe di tecno oligarchi che raggiunge la Singolarità e sfrutta le biotecnologie per rigenerarsi e potenziarsi alla ricerca dell’immortalità.

La Singolarità diventa una “Seconda Venuta” secolarizzata: non un evento collettivo di liberazione, ma l’accesso di una nuova nobiltà – la nobility of Iq cara a Thiel, ai tycoon della Ai, al Vance lanciato per succedere a Trump – a un livello post umano, mentre il resto dell’umanità viene governato come una provincia di Gondor da algoritmi.

In Italia la saga di Tolkien è una paturnia della destra sin dai Campi hobbit del Fronte della Gioventù. Ecco spiegato il richiamo della foresta Maga a cui l’inquilina di Palazzo Chigi è invariabilmente sensibile.

Il nuovo articolo scritto a 4 mani con Fabio Scacciavillani e pubblicato su Il Sole 24 Ore, 26 febbraio 2026

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