Sicurezza, le ricette di Forchielli «Mezza città è fuori controllo»

Lo sfidante di Lepore: «Il sindaco dà colpe a tutti, ma non a se stesso. Poi la follia: litiga pure con Piantedosi.
Dagli anni ’90 a oggi è sempre peggio. Ora tornelli in stazione, più vigili e forze dell’ordine. Serve anche un Cpr»

«Non c’è solo la stazione: mezza Bologna è fuori controllo». Alberto Forchielli, unico sfidante ufficiale (per ora) di Matteo Lepore alle Comunali 2027, elenca le zone dove la sicurezza latita facendo uno schizzo a mano, evidenziando la Bolognina, la stazione, Piazza dei Martiri, la zona universitaria…

La sicurezza è una delle priorità del suo programma?
«Sì. Mezza città è fuori controllo e il sindaco Matteo Lepore che cosa fa? Dà la colpa a tutti, salvo che a se stesso. Oltre a non fare niente, arriva pure a litigare con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Una follia, considerando che Piantedosi ama Bologna e ci tiene moltissimo alla nostra città…».

Dopo l’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, un giovane di 20 anni sfigurato a colpi di machete in zona universitaria. Che cosa sta succedendo alla nostra città?
«Ormai è il Bronx. La situazione è grave perché la criminalità non è più circoscritta a qualche zona, ma è sfuggita di mano. E dire che il nodo sicurezza nasce da lontano ed è peggiorato…».

Da lontano in che senso?
«Tutto cominciò col problema di Piazza Verdi negli anni Novanta con le amministrazioni di sinistra che preferirono chiudere il degrado nel recinto. Poi dà lì si allargò in via Petroni e in Mascarella e Belle Arti, poi a fine anni Novanta in via Irnerio, in piazza dei Martiri coi primi spacciatori che avevano come ‘tana’ la Galleria 2 agosto davanti alla stazione».

Poi arriviamo agli anni Duemila con il nodo Bolognina…
«Qui lo spaccio non è gestito dai nordafricani come in zona universitaria, ma dalle mafie nigeriane. I cittadini segnalano, il Comune “s’indigna, s’impegna”, ma nulla si fa. Qualcuno fa le ronde e la sinistra li definisce ‘fascisti’. Il problema si allarga tra Piazza dell’Unità, il nuovo Comune, via Albani e altre strade. Nel frattempo gli spacciatori s’impadroniscono della Montagnola e del Pincio, poi arrivano in Piazza XX Settembre, in via Milazzo e piazza dei Martiri. Con l’assassinio del capotreno la violenza è entrata in stazione. Si è cosi compiuta la ‘ricucitura’ del centro storico con la Bolognina. Ma, purtroppo, la ricucitura non è urbanistica ma criminale».

Quali ricette propone aumentare la sicurezza?
«Occorre ripensare l’azione dei vigili e creare un apposito corpo di un centinaio di uomini con taser. Una parte, poi, dovrebbe essere dotato di bici elettriche per spostamenti rapidi. C’è bisogno di più forze dell’ordine: agenti di polizia, carabinieri e finanza. Serve un massiccio dispiegamento da piazza Verdi alla Bolognina, con pattuglie miste appiedate, metà delle quali in borghese. Sono poi necessarie più telecamere e più illuminazione».

In stazione i tornelli servono? Tra i motivi della non installazione c’è la complessità della nostra stazione…
«Siamo andati sulla Luna, difficile non riuscire a installare i tornelli. Serve anche la vigilanza privata nelle aree ferroviarie dove, ad esempio, parcheggiava il capotreno ucciso, e vigilanza privata interna per segnalare accattonaggio e homeless».

Condivide con la destra che Bologna alimenta l’industria dell’accoglienza?
«Sull’accoglienza ho idee di sinistra: dobbiamo accogliere i migranti o le nostre aziende restano senza manodopera. Ma sulla gestione dell’accoglienza sono affine alla destra: serve il pugno duro. Ciò che manca a Bologna, ad esempio, è un Cpr (Centro di permanenza per i rimpatri). Se verrò eletto ci lavorerò».

Guardando al 2027, il centrodestra l’appoggerà?
«Il centrodestra a oggi non è pervenuto. La mia è una candidatura civica e indipendente: sono un estremista di centro. Guardo a 360 gradi, sinistra compresa».

L’intervista di Rosalba Carbutti pubblicata su QN, 13 Gennaio 2026
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