Se il settore della ceramica è penalizzato dalle politiche Ue

C’è una domanda che gli imprenditori europei della ceramica pongono da mesi a chi vuole ascoltarli, e a Bruxelles in pochi hanno voglia di rispondere: a cosa serve forzare la decarbonizzazione in Europa se poi nessuno impedisce alla CO2 prodotta altrove di arrivare comunque qui, anche dentro le scatole delle piastrelle importate? Nel 2025 solo in Cina sono entrate in funzione oltre 50 grandi centrali a carbone, che da sole annulleranno ogni riduzione europea.

È il cortocircuito logico dell’Emissions Trading System applicato a un settore come la ceramica. Bruxelles vuole affrontare un problema globale — le emissioni di gas serra — agendo su una fetta risibile del fenomeno, quella prodotta dalle sue imprese. Ma se anche si spegnessero i forni di Sassuolo e di Castellón (il distretto ceramico spagnolo), altrove nel mondo si continueranno a produrre le piastrelle che l’Europa dovrà importare perché ne avrà comunque bisogno. Il risultato non sarà un pianeta più pulito, ma una manifattura europea più povera e una quota di mercato in più per chi non ha nessun obbligo di decarbonizzare nulla. Il costo per le imprese e per i territori sarebbe enorme, per l’illusione di seguire una traiettoria di decarbonizzazione che semplicemente non può correre a quella velocità perché le tecnologie per farlo, oggi, non esistono ancora.

Le imprese ceramiche sono gia’ incastrate in questo colpo: la drastica riduzione dei benchmark ETS usati per calcolare le quote gratuite che il sistema assegna alle imprese. Questo si tradurrà in un drastico incremento dei costi da qui al 2030.

Il problema non è solo la sostanza, è il metodo. La Commissione calcola questi benchmark nel buio delle proprie stanze, su dati che solo lei conosce. Il Non ha ancora visto nulla. Eppure la stessa Commissione sostiene che il 32% degli impianti europei usati per calcolare il benchmark “combustibile” siano impianti ceramici. Partendo da questo dato, il settore ha costruito i migliori proxy possibili sui propri numeri — perché è un comparto che i dati li raccoglie con scrupolo — e il risultato e chiaro: nessun sito che produce piastrelle può stare in quel fantomatico “migliore 10%” su cui si tara il benchmark.

E qui arriva il punto più clamoroso. Il 15 giugno, nel Climate Change Expert Group, la Commissione lo ha ammesso candidamente: per le piastrelle il benchmark attuale è super-penalizzante, tanto che – calcoli suoi, non del settore – per questo comparto il valore non dovrebbe scendere, come previsto dalla revisione, ma addirittura salire. La Commissione ha riconosciuto che la ceramica è tra i settori più penalizzati dal benchmark orizzontale, e che servirebbe un benchmark settoriale dedicato.

Sembrava una vittoria. Doveva esserlo. Invece adesso trapela che Bruxelles vorrebbe far finta di niente. Per non esporsi a critiche, e per pura ignavia, la proposta che verra presentata sarà probabilmente la revisione di un fallback benchmark uguale per tutti, con un aumento minimo di quote gratuite uguale per tutti. Una toppa mal cucita che però lascia esattamente dov’era, se non peggio, il settore ceramico che la stessa Commissione ha certificato come vittima di una penalizzazione ingiusta.

E allora ci poniamo una nuova domanda: una istituzione come la Commissione europea puo’ ignorare consapevolmente un’ingiustizia che ha appena documentato mettendola nero su bianco su un suo documento? Può un’Europa matrigna sacrificare i propri figli industriali sull’altare di un algoritmo che nessuno, fuori da un ufficio di Bruxelles, può verificare?

Le imprese ceramiche non ci vogliono credere, e la Federazione europea delle piastrelle non ha intenzione di arrendersi. Se alla fine del percorso non ci sarà un benchmark settoriale che rifletta ciò che la Commissione stessa ha misurato, il settore è pronto a portare la questione davanti ai giudici.

Perchè un istituzione non puo’ prima documentare una penalizzazione ingiusta e poi, semplicemente, voltarsi dall’altra parte. La transizione verde in Europa si giocheraà anche su episodi come questo: sulla credibilità di un sistema che pretende di essere scientifico e imparziale, ma che quando i suoi stessi numeri gli danno fastidio, decide di ignorarli.

Articolo scritto insieme a Graziano Verdi, CEO di Italcer Group e Presidente della Federazione Europea della ceramica, pubblicato su Il Sole 24 Ore, 07 luglio 2026

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