L’austriaca Wienerberger conquista il gioiello della ceramica Italcer

Un’altro gioiello del made in Italy in mani straniere. L’austriaca Wiener-Berger, leader nelle fornitura per l’edilizia, conquista Italcer, sesto gruppo ceramico italiano controllato da Mindful Capital Partners e da Miura Partners e guidato da Graziano Verdi. Italcer, nata nel 2017, ha chiuso il 2025 con un fatturato di 350 milioni e un Ebitda di 75 milioni. I dipendenti sono circa 1.200, gli stabilimenti dodici, in Italia e Spagna. Wienerberger, fondata nel 1819, è il principale fornitore edile e il più grande produttore al mondo di laterizi. Nel 2025 ha registrato 4,6 miliardi di ricavi e un Ebitda di 754 milioni.

L’operazione verrà finalizzata nel secondo trimestre dell’anno e prevede l’acquisizione da parte di Wiener-Berger del 50%più un’azione di ltalcer con l’opzione di acquisto totalitario entro la prima metà del 2027. Secondo rumors di mercato, Italcer è stata valorizzata tra 550 e 600 milioni di euro.

Un’operazione in cui, tutto sommato, vincono tutti: i fondi, che a meno di dieci anni dall’inizio dell’avventura, mettono a frutto il loro investimento; Wienerberger, che completa la gamma dei prodotti offerti sul mercato; Italcer, che entra in un colosso globale e si assicura i capitali per un’ulteriore crescita, con l’obbiettivo di arrivare a un miliardo di fatturato.

Il progetto di Italcer era molto ambizioso fin dall’inizio dell’avventura: creare un gruppo della ceramica che rappresentasse il meglio del made in Italy, ma nello stesso tempo avesse la taglia per operare sui mercati globali. Una sfida non da poco in un settore fortemente frammentato, con molte aziende brillanti ma troppo piccole.

L’intuizione di creare Italcer, datata 2017, è stata di un tandem emiliano-romognalo: Alberto Forchielli e Graziano Verdi. Forchielli, fondatore e amministratore delegato di Mandarin Capital Partners (oggi Mindful Capital Partners), è stato l’uomo della visione; Graziano Verdi, un manager di lungo corso della ceramica, quello dell’industria. Verdi, prima dell’avventura Italcer, era stato l’amministratore delegato che aveva portato alla quotazione in Borsa, la prima del settore, Iris-Graniti Fiandre e aveva gestito Koramic, colosso belga dell’edilizia. Inoltre, aveva guidato Technogym, il big delle macchine per il benessere fondato da Nerio Alessandri.

La strategia di Italcer e stata un mix ben dosato di finanza e industria. Una serie di acquisizioni per allargare la gamma dei prodotti e investimenti per migliorare le tecnologie e i prodotti. In breve, Italcer è diventato un gruppo completo nel catalogo e diffuso sui mercati globali.

Acquisizioni e investimenti, un refrain che inizia subito, nel 2017, con l’acquisto di La Fabbrica Ceramiche e Elios Ceramica. La Fabbrica, azienda di Castel Bolognese, specializzata in ceramiche di alta gamma e grandi lastre, con un centro espositivo a Imola nel quattrocentesco Palazzo del Monte Casoni, è il biglietto da visita per far capire quali erano le intenzioni della neonata holding. Elios Ceramica, invece, specializzata nei piccoli formati specchio della tradizione italiana, è il complemento ideale di La Fabbrica.

Sempre nel 2017, in autunno, arriva l’acquisizione di Devon&Devon della famiglia fiorentina Tanini, tra i leader mondiali dell’arredo bagno di lusso. Devon ha un posizionamento strategico alto di gamma e flag ship store nei maggiori mercati mondiali: Stati Uniti, Russia, Medio Oriente, Cina e Australia ed è il grimaldello per aprire le porte dei mercati al gruppo.

Nel 2018 arriva il primo grande colpo con l’acquisizione di Ceramica Rondine, un’azienda simbolo del settore: cinquanta anni di storia e quello che oggi definiremmo il maggiore hipe del comparto per tecnologie, qualità e design. Rondine fa fare a Italcer il primo scatto dimensionale. Il fatturato a fine 2018 raddoppia e sfiora i 200 milioni con 35 milioni di Ebitda. Al termine dell’acquisizione, quando il quadro è chiaro, Verdi spiega che le operazioni dei primi due anni mettevano in luce i tratti distintivi delle aziende (e dei brand) e contribuivano alla crescita e allo sviluppo del gruppo in sinergia. Con economie di scala e razionalizzazione delle produzioni.

A maggio del 2021, un altro passaggio decisivo nella cavalcata di Italcer: viene acquisita la spagnola Equipe Ceramica, azienda del distretto di Castellon, l’equivalente dell’italiano Sassuolo. Un’operazione industriale concertata dai due fondi di controllo di ltalcere Equipa, Mandarin e Miura. Al termine dell’operazione Mandarin, oggi Mindful, mantiene il controllo di un gruppo (di cui Miura diventa socio) con 220 milioni di ricavi e 50 milioni di Ebitda. Nel 2017, il fatturato era di 60 milioni e l’Ebitda di 12 milioni. Nel 2022 e 2023, le ultime operazioni che hanno completato il mosaico Italcer: le acquisizione di Ceramica Fondovalle, una storica impresa specializzata in gres procellanato, e della fioranese Terratinta, focalizzata sulle superfici di fascia altissima.

Ma la storia di Italcer non è stata caratterizzata solo da acquisizioni. Gli investimenti industriali sui prodotti e la ricerca applicata sono stati un obiettivo primario della gestione Verdi. L’anno scorso è stato depositato il brevetto di un processo industriale rivoluzionario per le industrie energivore che usano combustibili fossili: azzera anidride carbonica e gas inquinanti e li trasforma in materie prime seconde. Autore il chimico Isidoro Lesci, lo stesso che sei anni prima aveva brevettato il gres porcellanato antinquinante e antibatterico di Italcer.

Nei prossimi anni sono previsti 50 milioni di investimenti per costruire un impianto su scala industriale in grado di eliminare la totalità delle emissioni del gruppo.

La palla passa a Wienerberger, con Verdi che rimane saldo al timone. Un miliardo di fatturato non è un’utopia. Manca un tassello strategico fondamentale, uno stabilimento negli Stati Uniti, ma i rumors di mercato dicono che gli occhi di Italcer siano ben aperti. Verdi, oggi, non si nasconde. «Con l’ingresso di Wienerberger come azionista di controllo», dice, «Italcer rafforza il suo posizionamento e si proietta in un periodo di cinque anni di forte crescita con il rafforzamento della sua presenza sui mercati chiave come gli Stati Uniti».

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