Il campus universitario per fare del Tecnopolo un polo internazionale

Forchielli: «La paternità è di Prodi, ci lavoriamo dal 2024»

Un campus universitario internazionale accanto al Tecnopolo di Bologna, sul modello della Cité Internationale Universitaire di Parigi, capace di attrarre ricercatori, studenti, startup e grandi imprese. E questa la visione rilanciata dal sindaco Matteo Lepore nei giorni scorsi e accolta con favore anche da Romano Prodi. Ma, secondo l’imprenditore bolognese Alberto Forchielli, l’idea affonda le proprie radici in un percorso avviato già nel 2024 insieme al Professore. «La paternità va riconosciuta soprattutto a Prodi, con il quale abbiamo iniziato questo percorso – racconta —. Nel marzo del 2024 siamo andati a visitare i laboratori di una prestigiosa università americana. Ne siamo rimasti molto colpiti e, quasi per scherzo, li abbiamo invitati a venire a Bologna. Da li il progetto ha iniziato a prendere forma e oggi siamo arrivati a una fase molto più concreta». Un’idea che era contenuta nel programma di Forchielli, quando nei mesi scorsi si era candidato a sindaco di Bologna per poi ritirarsi appoggiando il candidato civico Giovanni Favia.

Secondo Forchielli, il campus è un «tassello fondamentale per trasformare il Tecnopolo in un polo dell’innovazione di livello internazionale». Il supercomputer Leonardo va benissimo come elemento aggregatore, ma non basta. «Quello che fa davvero la differenza è mettere nello stesso luogo università, imprese e centri di ricerca. È la vicinanza tra questi soggetti a creare valore», spiega.

L’idea è quella di una Silicon Valley italiana, dove «tutti vogliono stare vicini agli altri. Arrivano le università, poi le startup, quindi le aziende e altri centri di ricerca. E un processo che può essere replicato anche a Bologna».

Per l’imprenditore il Tecnopolo dovrà diventare un luogo in cui convivano ricerca, finanza e impresa. «Servono i fondi, servono le università, servono le startup servono le grandi società. Serve che Microsoft e Apple aprano un ufficio, servono due o tre università, magari l’Università di Bologna insieme ad altri atenei. Servono avvocati, banche d’affari, uno sportello della pubblica amministrazione». Centri di innovazione ma non solo, «anche spazi verdi, alberghi, servizi, strutture sportive e abitazioni. Le persone devono avere voglia di viverci e lavorarci».

Tra gli elementi ritenuti decisivi c’è la creazione di un fondo di venture capital dedicato all’innovazione e alle startup. Un tema già accennato nelle scorse settimane anche dal presidente della Regione Michele de Pascale. E anche su questo Forchielli sostiene che esista già un progetto: «E un’idea nata sei mesi fa, è uno degli elementi fondamentali del distretto».

Sul campus universitario, Forchielli parla di una fase ormai avanzata. «Si sta discutendo concretamente. Potrebbe vedere la luce tra il 2027 e il 2028. Per tutto il resto dipenderà dalle autorizzazioni e dallo sviluppo del progetto». Più rapida, invece, potrebbe essere la nascita del fondo di investimento: «Se si troveranno i soggetti disponibili, potrebbe essere operativo già entro la metà del 2027».

Articolo di Giorgio Pirani pubblicato su Corriere di Bologna, 22 luglio 2026

QUI IL PDF