Nei nostri due precedenti commenti su questo giornale avevamo analizzato il magmatico sostrato culturale in cui è immerso un certo demi monde trumpiano tra la Heritage Foundation, Nick Land, Peter Thiel, Curtis Yarvin, Marc Andreessen, Elon Musk & Co.
Nei giorni scorsi è sceso in campo Alexander Karp cco di Palantir (cote Thiel con etichetta Tolkien) che a febbraio 2025 aveva dato alle stampe un pamphlet scritto con Nicholas W. Zamiska The Technological Republic, Soft Power, Soft Belief and the Future of the West.
È una trasposizione più edulcorata, ellittica e ideologicamente morbida del connubio tra la pungente vena antidemocratica di Yarvin e l’accelerazionismo allucinato di Land. Il tecno-autoritarismo percorso da venature messianiche è smorzato, imbrigliato in una semantica più istituzionale, patriottica e tradizionalista. L’enfasi verte supremazia tecnologica e militare per assicurare il ruolo guida dell’America, fino ad amalgamare un potente richiamo subliminale per l’elettore moderato.
Il libro parte dalla considerazione che l’America avrebbe perso la connessione tra politica e progresso che era una caratteristica distintiva del Paese sin dai tempi dei padri fondatori: Franklin, Jefferson e anche Madison coltivavano una forte passione per la scienza. Pertanto, secondo Karp, si dovrebbe ricostruire un’alleanza fra Silicon Valley e governo, sulla scia di Palantir, per sviluppare Ai, droni, robotica, biotecnologie e armamenti gettando alle ortiche le mollizie culturali e le ideologie disfattiste delle élite liberal. La chiusura è quasi programmatica: gli Stati Uniti nati come una “technological republic”, devono ritornare a quello spirito sfruttando al massimo le potenzialità dell’Ai.
La parentela con Land sta soprattutto nell’idea che la dinamica tecnico-capitalistica vada spinta in avanti, non frenata dallo Stato. Tuttavia, Land tende a radicalizzare questa logica fino a una postura quasi post-umana e anti-egualitaria, mentre Karp la ricodifica come dovere civico: non «accelerare perché il sistema deve travolgerci», ma «accelerare perché lo Stato non deve restare indietro» per assicurare il benessere. Uno Stato avanguardia non del proletariato ma degli innovatori.
Con Yarvin, il punto di contatto è la sfiducia verso Fordine liberale e l’ammirazione per strutture di comando più snelle, quasi aziendali. Ma Yarvin propone una sovranità assolutista ma decentrata, mentre Karp punta alla simbiosi fra industria tecnologica e potere pubblico dentro un quadro democratico più centralizzato.
Il 18 aprile 2026 sul profilo X di Palantir è stato diffuso un manifesto in 22 punti che riassume il libro in versione Bignami e ne rende esplicite e operative le premesse fino a distillarne un programma politico.
Il manifesto accentua il lato più ottundente del progetto, quello che subordina la neutralità tecnologica all’urgenza delle sfide geopolitiche e alla ricostruzione di una gerarchia di potenza. In questo senso, si registra una radicalizzazione retorica delle tesi espresse nel libro. Ad esempio, il punto 1 chiama a raccolta l’élite della Silicon Valley sottolincando il dovere di partecipare alla difesa della Nazione. Il punto 2 sbertuccia Apple chiedendosi se il grande coronamento della nostra civiltà possa essere l’iPhone. Poi però affronta temi molto più seri: il punto 5 stigmatizza la diatriba tra Anthropic e Pentagono sull’uso dell’Aa nei sistemi d’arma. «I nostri avversari non si fermeranno certo a dedicarsi a dibattiti teatrali sui meriti dello sviluppo di tecnologie con applicazioni cruciali per la sicurezza militare e nazionale. Andranno avanti».
Peraltro (punto 12), la deterrenza atomica «sta volgendo al termine, mentre sta per iniziare una nuova era della deterrenza basata sull’intelligenza artificiale». Non manca un afflato ecumenico, ad esempio nel punto 9: «L’eliminazione di ogni spazio per il perdono – un rifiuto totale di qualsiasi tolleranza … potrebbe lasciarci con una schiera di personaggi al timone di cui finiremo per pentirci». Però la stoccata sulla guerra culturale (punto 21) non lascia adito a dubbi: «Oggi tutte le culture sono uguali. Le critiche e i giudizi di valore sono vietati.
Eppure, questo nuovo dogma sorvola sul fatto che alcune culture, e anzi alcune sottoculture… hanno dato risultati straordinari. Altre si sono rivelate mediocri e, peggio ancora, regressive e dannose». Il post del manifesto su X ha ottenuto oltre 32 milioni di visualizzazioni, un numero tale da risollevare le sorti del trumpismo in crisi, facendo breccia tra gli elettori delusi.
Il nuovo articolo scritto a 4 mani con Fabio Scacciavillani e pubblicato su Il Sole 24 Ore, 8 Maggio 2026
