Trump, alleanza Usa-Ue contro la Cina

Forchielli, possibili nuove scintille ma prevale linea Lighthizer
ROMA, 27 LUG – Può l’interscambio commerciale più grande del mondo, quello da oltre 1.000 miliardi di dollari fra Usa e Unione europea, vacillare per una ‘guerra dei dazi’ spaccando in due l’Occidente? Cosa vuole davvero Donald Trump? L’esito del vertice fra il presidente Usa e Jean-Claude Juncker, il capo della Commissione Ue, con l’impegno a disinnescare la corsa ai dazi, conferma che la frattura fra le due sponde dell’Atlantico è solo una minaccia. Lo scopo vero di Trump è portare l’Europa dentro un’alleanza per contenere Pechino. A dirlo è Alberto Forchielli, economista, partner fondatore del fondo Mandarin e molto attento a quanto sta accadendo a Washington, dove “si sovrappongono diverse anime nella trattativa sui dazi”: quella liberista, che non li vuole, capitanata dal segretario al Tesoro Steve Mnuchin; quella intransigente di Trump, che vorrebbe l’America fuori dal Wto per ricostruire l’industria nazionale; e quella di Bob Lighthizer, il Trade Representative che vuole “mettere all’angolo l’Europa per costringerla a fare un fronte comune contro la Cina”, spiega Forchielli. Ben sapendo che Bruxelles è divisa e lenta nel decidere, Lighthizer ha scelto le maniere forti: è quello che ha fatto fino a ieri la Casa Bianca, prima con i dazi su acciaio e alluminio, poi – dopo la risposta europea – con la minaccia di colpire le case automobilistiche europee. Trump, con le sue ondate che l’hanno portato a definire l’Ue un nemico, ha dovuto abbassare il tiro in vista delle elezioni di mid term. “Nel medio periodo una linea completamente intransigente gli farà perdere voti, perché la maggioranza degli elettori, e il Congresso, sono contrari ai dazi”. L’impatto economico dei dazi comincia già a farsi sentire. La Fed di Jerome Powell è apertamente contraria, le lobby aziendali (anche nel settore automobilistico) sono contrarie.
E così ha prevalso la linea di Lighthizer. “L’accordo disinnesca la corsa ai dazi con l’Europa. E Lighthizer è convinto che l’Europa, messa spalle al muro, cederà”, dice Forchielli. Alcuni segnali già si vedono. Dalla Gran Bretagna alla Germania, l’Ue comincia a erigere barriere contro le acquisizioni cinesi di alta tecnologia. Lighthizer vuole molto di più. Guerra al furto di proprietà intellettuale cinese, ai trasferimenti forzati di tecnologia verso la Cina, alla sovraccapacità produttiva cinese. Contenimento della ‘via della seta’. Un ‘great game’ economico che – spiega Forchielli – in definitiva punta a creare “due catene del valore globale, una occidentale e una orientale”, disarticolando l’attuale sistema imperniato sulla Cina. Un ‘game changer’ che sposterebbe il baricentro economico mondiale. Non sarà affatto facile, così come non lo sarà convincere molti paesi Ue sensibili alle pressioni cinesi. Washington, poi, non rinuncia a ridimensionare il ‘mercantilismo’ tedesco: in primis vuole abbattere i dazi (questi sì, esistenti) europei del 10% sulle auto americane.
Vuole esportare di più in Europa, dalla soia al gas naturale liquefatto, impegno citato espressamente nel comunicato Trump-Juncker. La trattativa sarà complicata, la Francia già mugugna e l’incidente è dietro l’angolo. Ma l’obiettivo non è distruggere l’Occidente.(ANSA).
Intervista di Domenico Conti, pubblicata su Ansa.it
 
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