Forchielli invade la Romagna e dichiara il Califfato! A differenza di altri che chiacchierano, il Mandarin Capital Partners investe davvero in Italia (con il cuore in Romagna).

L’Ansa del 31 marzo titolava così: “Parte il polo della ceramica Made in Italy, MCP compra La Fabbrica”. Con questo sottotitolo: “Alla guida Verdi, in arrivo acquisizioni e impianto 4.0 negli Usa”. Il Sole 24 Ore del giorno dopo invece annunciava: “Mandarin conquista l’italiana La Fabbrica”, aggiungendo “Nasce il polo della ceramica di alta gamma”. Il Corriere della Sera, nelle pagine bolognesi, apriva l’articolo a tutta pagina del 2 aprile con: “Un polo industriale da 300 milioni di euro, fatto di tanti stabilimenti specializzati… Il primo tassello è l’acquisizione, appena avvenuta, di La Fabbrica, azienda di Castel Bolognese, in provincia di Ravenna. Una realtà da un’ottantina di dipendenti e 41 milioni di fatturato… E sempre nei prossimi giorni, fa sapere Forchielli, arriverà l’acquisizione di altre due aziende emiliane… L’intenzione è quella di arrivare a un fatturato aggregato molto alto nel giro di poche settimane e mettere a sistema le varie fabbriche… La seconda fase prevede di aprire la produzione sui mercati esteri: ‘per servire Asia e Stati Uniti bisogna essere presenti lì, perché il trasporto costa – è il ragionamento di Forchielli –. Poi bisogna fare le consegne rapide e c’è anche il discorso dei custom duties’. Ovvero i dazi doganali”. Eccetera, eccetera.
È ovvio, me la tiro un po’. Mentre molti imprenditori italiani scappano dal Belpaese – e tantissimi lo hanno già fatto da tempo – per investire all’estero – per non fare nomi, ciao ciao Fiat – noi, nel nostro piccolo, che siamo i più internazionalizzati di tutti, puntiamo ancora sull’Italia che funziona (e funziona alla grande).
Per l’appunto, partiamo da La Fabbrica, azienda dell’alto di gamma della ceramica per pavimenti e rivestimenti, proprietaria anche del brand Ava, con cui ha sviluppato la propria presenza nelle “big slabs”, le grandi lastre di ceramica che negli Stati Uniti sono sempre più richieste; e siccome quelli del Sole 24 Ore mi hanno chiamato nel cuore della notte a Bangkok, riporto un altro virgolettato della mia intervista, chiaramente perché del maiale non si butta via niente (e della maiala si tiene il cellulare, ma questo è un altro discorso!): “La ceramica è uno dei pochi settori in cui l’Italia mantiene un’indiscussa leadership mondiale. Abbiamo i due più grandi produttori di macchine per ceramica. Sarebbe un delitto rinunciare a un grande accesso al mercato dei capitali, con presenza locale, azienda e management che pensa globale”, ha spiegato Alberto Forchielli, partner fondatore di Mandarin. Uguale per il Corriere di Bologna (nel senso che anche di questa intervista non butto via niente): “Per Forchielli, però, vantaggi occupazionali dovrebbero vedersi pure dalle nostre parti: ‘Se parto dall’Italia, significa che l’intenzione è rimanere qui e gestire tutto da qui. La conoscenza è in Italia, la tecnologia è in Italia, la tecnologia è in Italia, l’azienda che abbiamo comprato sta sotto casa mia’.”
Che poi, a essere precisi, casa mia è a Imola, in provincia di Bologna. Quindi, sulla carta, è ancora Emilia. Mentre l’azienda – e il cuore di questo nuovo business – l’ho comprata volutamente cento metri più in là, oltre il rio Sanguinario, piccolo corso d’acqua dell’Appennino, affluente di destra del Santerno, che delimita il confine tra le province di Bologna e Ravenna, perciò tra Emilia e Romagna. E come diceva mio nonno, le disgrazie di Imola sono iniziate con l’unità d’Italia con il conseguente passaggio da Ravenna a Bologna, dalla Romagna all’Emilia. Insomma, ho fatto un mezzo miracolo per far partire questo business dalla Romagna!
Ma ne è valsa la pena, anche perché alla guida di questa splendida avventura c’è il grande Graziano Verdi, super-top manager che ha guidato l’espansione americana di Graniti Fiandre, di cui è stato amministratore delegato facendone la prima matricola al segmento Star di Borsa Italiana e prima ancora è stato amministratore delegato di Technogym e più recentemente della multinazionale Koramic.
Obiettivo, ha detto lui all’Ansa: “Sviluppare i mercati più sensibili allo stile e alla qualità della ceramica italiana”.
Con l’Ansa, che, mannaggia a loro, aggiunge: “come risulta da ambienti vicini all’operazione, è probabile un’acquisizione in futuro di La Tagina, società di Gualdo Tadino leader nelle produzioni ceramiche di altissimo livello dove da dicembre Verdi svolge il ruolo di consulente. Una serie di altre trattative sono in corso per l’acquisizione di altre società del comparto ceramico e in settori contigui”.
Detto questo, in effetti, posso aggiungere che siamo solo all’inizio di una splendida avventura tricolore nel mondo. Perciò viva l’Italia che funziona. E viva gli italiani che la fanno funzionare!
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