Datemi un sociologo e vi darò una commedia (Parte III)

di Ciro Balestrieri
De Masi non si rende conto di alcune cose molto semplici:
1) nella società di oggi le aziende hanno sempre di più un maggior bisogno di persone molto qualificate rispetto a 30 o 50 anni fa, perciò non tutte le persone anche se spinte da buona volontà e spirito di sacrificio possono fare determinati lavori. Infatti se si prende in esame la situazione attuale notiamo come siano vacanti molte posizioni nell’ambito dell’ICT nonostante la crisi occupazionale, come mai? Perché il numero di diplomati e soprattutto laureati in quel settore è molto basso e l’offerta non riesce a soddisfare la domanda. Cosa cambierebbe col metodo proposto dal sociologo? Na beata Minchia!(cito Cetto La Qualunque perché probabilmente è un modello politico di tutto rispetto per De Masi visto che se ne frega del realismo, altro che Einaudi).
2)  Non tiene conto della distribuzione dei disoccupati sul territorio, assolutamente eterogenea. Come sappiamo, la maggior parte dei disoccupati si trova al Sud e nelle Isole, mentre la richiesta più grande di posti di lavori si trova al Nord, specialmente a Milano, Torino e nel Nord Est. Assumendo di creare l’AppDeMasi, si arriverebbe alla situazione in cui un siciliano, un sardo o un pugliese, dovrebbe prendere l’aereo per Milano la domenica per lavorare 4 ore il lunedì, poi spostarsi con un treno a Torino il lunedì sera per lavorare altre 4 ore il martedì e prendere un ulteriore treno fino a Padova per lavorare il mercoledì/giovedì per poi prendere un aereo da Venezia il venerdì per ritornare nella sua residenza e tutto questo pagato quattro soldi, anzi De Masi non vuole dargli nemmeno quelli! Beh, il successo dell’AppDeMasi è assicurato a questo punto, Whatsapp e Spotify non potranno più competere rispetto ad una applicazione che può farti spendere circa un migliaio di euro a settimana tra voli, treni ed alberghi senza guadagnarci neanche un euro, vogliamo mettere?
È bastato un esempio di applicazione della teoria di De Masi per capire quanto impraticabile e sconveniente possa essere anche se può apparire molto suggestiva inizialmente.
Tanto per rincarare la dose il caro professore ribadisce: “con l’intelligenza artificiale e la robotizzazione di massa stiamo per arrivare ad avere grande disoccupazione anche negli Stati Uniti, perfino la Cina sta robotizzando tutto, e anche le future generazioni si troveranno ad avere con l’intelligenza artificiale un concorrente molto temibile”. Intanto, negli USA si è arrivati ad avere uno dei livelli di disoccupazione più bassi di sempre nell’ultimo periodo. In secondo luogo non vedo qual è il problema se la Cina si robotizza, è normale che lo faccia essendo una nazione tecnologicamente avanzata e su alcuni aspetti molto più di noi, e se vuole essere competitiva deve puntare su questo. Terzo, non sappiamo se l’intelligenza artificiale sarà un concorrente per le future generazioni, forse in alcuni campi si, ma sappiamo sicuramente che sarà uno strumento estremamente utile per tutti, perciò cosa dovremmo fare? Rallentare lo sviluppo? Oppure non adottare nessuna nuova tecnologia e lasciare che lo faccia solo la Cina così nel giro di 20 anni finiremo tutti sotto la soglia di povertà vista la futura assenza di uno straccio di impresa? Recentemente è stato sviluppato in Italia Hannes, la mano robotica capace di simulare al 90% una mano umana, forse il professore si domanderà come questa mano potrà concorrere sul mercato del lavoro con gli umani, le altre persone normali oltre a constatare il beneficio immediato che potrà recare a chi ha perso un braccio si domanderanno quanti posti di lavoro sarà capace di creare Hannes; vista così non è proprio una pessima cosa, anche perché avrà un costo stimato di circa il 30% in meno delle protesi attuali. È questo quello che fanno la scienza e la tecnologia, creare cose sempre “migliori” facendo abbassare i prezzi sul mercato,davvero terrificante.
Infine, De Masi conclude con una vera e propria perla: “se noi tra 10 anni avremo che si producono beni e servizi senza bisogno di lavoro umano, come si vive se non ripartendo la ricchezza? C’è poco da fare, li si andrà a finire.”Emerito professore, se fosse vero che gli essere umani non lavoreranno più tra qualche anno, chi comprerebbe i beni e servizi prodotti dalle macchine? Altre macchine? Avremo una società di soli automi? E magari si rivolteranno pure contro di noi e spariremo dalla faccia della Terra? Ne dubito. È impossibile trovarsi nella catastrofica condizione predetta dal sociologo perché rimarremmo tutti senza uno straccio di quattrino ed il commercio mondiale si fermerebbe, e con questo lo sviluppo tecnologico e torneremmo ad uno stato sociale simile a quello pre-industriale, dubito che qualcuno voglia tornare a quel punto. Inoltre, nel primo caso, quello in cui saremo senza salario, è la stessa cosa che propone proprio il professore come punto cardine della sua teoria, per “rompere l’attuale mercato del lavoro” e risolvere il problema della disoccupazione, ed è qui che viene fuori la fallacia del suo pensiero. Prima consiglia di lavorare gratis e poi dice che se non lo facciamo rischiamo di non essere occupati e di non guadagnare più un centesimo, del tutto equivalente a lavorare gratis, ma allora qual è la differenza? Non è meglio non lavorare a questo punto? Dobbiamo lavorare gratis oggi per lavorare gratis in futuro o non lavorare affatto? A sto punto non è meglio continuare con l’attuale condizione? Spero di aver enfatizzato abbastanza la contraddizione! Mentre nel secondo caso seguendo la logica del professore otterremmo invece che la ricchezza prodotta dalle macchine sarebbe così grande da poter essere redistribuita a tutti, tanto da poterci vivere tranquillamente senza lavorare; e di conseguenza il 99% della popolazione ci metterebbe la firma. E allora io dico: Viva i robot!
Il punto più ridicolo di tutto ciò e che in Italia siamo arrivati al punto che un sociologo si permette di spiegare a ricercatori, ingegneri e a tutti i lavoratori del settore impegnati ad inventare e sviluppare nuove tecnologie come quest’ultimi devono lavorare, pensare, e vivere come se ci fosse un’equazione matematica di sua sola conoscenza capace di risolvere uno dei problemi più importante degli ultimi anni, e non solo, viene persino preso sul serio e considerato maggiormente rispetto ai veri esperti del settore. Non so se sia più sconcertante o divertente una cosa del genere, ma se i robot un giorno dovessero prendere davvero il posto di personaggi alla De Masi e di chi li presenta come fenomeni allora la tecnologia avrà davvero reso il mondo un posto migliore (già lo fa da anni per chi non lo sapesse, i seguaci del professore intendo).

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